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I mercati sono conversazioni

17 Mag , 2017  

libro sulla social network analysis

Se i mercato sono conversazioni, come ascoltare le conversazioni con la Social Network Analysis

Se i mercati sono conversazioni, così come citava il vecchio ma sempre attuale Cluetrain Manifesto di Chris Anderson, avete mai pensato di mettervi in loro ascolto? Oggi tutto questo è possibile e prende il nome di Social Network Analysis.

Non è certo una perdita di tempo perché se “tendiamo l’orecchio”, possiamo arrivare a conoscere l’oggetto della conversazione e magari, intervenire nella conversazione proponendo soluzioni, nostri prodotti e servizi. Questo è un punto di vista interessante su cui vale la pena ragionare: “Ascoltare la rete per mettere il turbo alle vendite”, non credete? More…

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Il mondo secondo me

Di Belluno si parla in Twitter

11 Nov , 2016  

rete-sociale-belluno

Scopri chi parla di Belluno

Anche su twitter si parla di #Belluno, una piccola città Veneta ma che sul social media twitter presenta da inizio mese oltre 300 tweet e svariati gruppi che affrontano tematiche ben specifiche presenti in immagine.

Belluno tagcloudOltre 70 gruppi di persone che sono in relazione fra di loro generando un flusso di tweet molto interessante da analizzare. Vediamo subito la rappresentazione del grafo delle reti sociali che si sono venute a creare dall’inizio del mese, sotto rappresentate. Affascinante scoprire come le persone sono fra loro connesse e come le informazioni possono fare il giro delle diverse reti sociali, grazie a figure centrali.

rete-sociale-belluno

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Modello Osmi: Online Social Media Influencers

23 Mag , 2015  

Modello OSMI Online Social Media Influencers

OSMI: Online Social Media Infiuencers. Il Modello per trovare influenzatori nei social media.

Tra le varie attività richieste per lo sviluppo di un portale web, c’è la “link popularity” ossia l’andare a promuovere il proprio portale web all’interno di altri siti web tramite i “backlink”. Un’attività complessa e sto cercando quindi di trovare un modello che possa funzionare per tutte le imprese che vogliono o devono affrontare la tematica.
Il modello che voglio proporvi è il modello OSMI che divide il lavoro di link popularity in due:

  1. Link popularity all’interno nel web: cerco siti all’interno di tutto ciò che è visibile dai motori di ricerca.
  2. Link popularity nei social network: cerco utenti nei principali social che sono seguiti dal mio target

Per la link popularity nel web, vi propongo di utilizzare uno strumento messo a disposizione da SEO Power Suite: una piattaforma che permette di identificare utenti sul web di riferimento su specifiche tematiche. Riuscire a ricevere backlink da loro, potrà aiutare il portale web a “scalare” le classifiche nella serp dei motori di ricerca. Il tool si chiama link assistant: inserisci le coordinate del tuo sito e seguendo i settaggi hai la possibilità di identificare i portali a cui vale la pena chiedere il link. Il tool per stilare il ranking dei portali prende in considerazione tutti gli ultimi aggiornamenti in ambito SEO questo vuol dire che l’elenco è “studiato”.

Modello OSMI Online Social Media Influencers

Modello OSMI Online Social Media Influencers

Per la link popularity nei social network invece le cose cambiano ed è proprio qui che vi propongo il modello OSMI: Online Social Network Influencers.

L’obiettivo è riuscire a identificare soggetti all’interno dei social network visitati dai miei clienti o futuri clienti, che hanno un certo peso sulla tematica che anche io/azienda voglio affrontare. Questi soggetti prendono il nome di influenzatori:”

Persone esperte di una specifica tematica. Le persone vogliono ascoltarli e prendono in considerazione quello che dicono. Queste persone hanno la capacità di aiutare o evitare un’acquisto da parte di una persona”.

Conoscerli e contattarli/collaborare è fondamentale per:

  1. riuscire a rendere il brand noto: non comunico solo in maniera diretta al mercato ma anche attraverso gli influenzatori che sono molto seguiti da una comunità su cui loro sono molto influenti.
  2. aiutare le vendite: le persone si fidano degli influenzatori. Ecco che un prodotto/servizio presentato e proposto positivamente proprio dall’influenzatore, aiuta l’azienda a vendersi meglio.

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KML per la geolocalizzazione

9 Nov , 2014  

Guida pratica SEO di Alessandro Casagrande

KML per la geolocalizzazione, istruzioni

Il file KML è utile per la geolocalizzazione della propria attività, un marcatore (Keyhole Markup Language) usato per identificare location in Google map, Google Heart, Flickr e altri. Google sta indicizzando questi marcatori KML ecco perchè è opportuno, se vogliamo geolocalizzare il nostro portale prevederli.

KML per la geolocalizzazione sono marcatori inseriti all’interno di un file. Questo file deve essere caricato nella root del mio sito web assieme al file: sitemap.xml che darà a Google le cordinate del file .kml. Tramite Google Web Master tool invierò a Google la sitemap: sitemap.xml nella quale file ci sarà un rimbalzo al file .klm.

come creare kml file

file kml e sitemap.xml utili alla geolocalizzazione del proprio sito web

Vediamo adesso le istruzioni per creare il KML file

Per creare un file kml e geolocalizzare il nostro portale ecco i passi da compiere:

  • Crearsi un account su Google Map
  • Crearsi una mappa andando ad identificare la location che vogliamo geolocalizzare
  • Cliccare sull’icona a forma di “cartella” + “Esporta in KML
  • Salva il file come <nome.klm>
  • Caricare il file <nome.klm> nella root del proprio sito web da geolocalizzare
  • Creare il file sitemap.xml e caricarlo nella root. Per creare questo file è sufficiente seguire le istruzioni vd. sotto
  • Caricare il file sitemap.xml nella root del sito web da geolocalizzare
  • Tramite Google Web Master Tool invio a Google solo il file sitemap.xml

Come creare un file sitemap.xml per la geolocalizzazione mediante marcatore kml

Per creare un file sitemap.xml per la geolocalizzazione con marcatore kml ecco come procedere. Creare tramite notepad un file sitemap.xml che deve contenere il seguente codice:

<?xml version=”1.0″ encoding=”UTF-8″?>
<urlset xmlns=”http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9″ xmlns:geo=”http://www.google.com/geo/schemas/sitemap/1.0″>
<url>
<loc>http://nome.kml</loc>  –> qui inserirò il  nome che ha il file.kml che ho caricato nella root
</url>
</urlset>

Sitografia geolocalizzazione kml

Ecco a mio avviso la lista  dei siti interessanti sul tema geolocalizzazione kml

– protocollo per strutturare una sitemap:
– guida alla geolocalizzazione mediante file klm:
generatore di sitemap e klm:
– guida google map per file kml:

Come geolocalizzare un sito web

Geolocalizzare un sito web richiede diversi interventi nel portale tra i quali è sicuramente utile crearsi un profilo in Google Place e collegarlo al proprio sito web. Inoltre vedo molto utile l’utilizzo dei marcatore MarkUp e alcune possibilità che ti da Google Web Master Tool.

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SEO POWER SUITE grande amico mio

19 Giu , 2013  

Oggi voglio proporvi una suite che ritengo essere molto interessante e che se ben utilizzata consente di risparmiare molto tempo sia in fase di ottimizzazione che post-indicizzazione del sito web. E’ la suite di SEO POWER SUITE che potete tranquillamente scaricare del sito web LinkAssistant.

Nel momento in cui si rende necessario velocizzare tutte le attività dedite all’ottimizzazione di un portale, da azioni “onpage” a quelle “offpage”, i pacchetti di SEO Power Suite vengono in aiuto. Inoltre se avete Mac, ecco che molti software in circolazione non sono più utilizzabili.

Vorrei proporvi un metodo di lavoro in ambito SEO e SEM con modalità di utilizzo del software … almeno io lo utilizzo così:

Analisi dell’indicizzazione per keyword

–> RANK TRACKER DI SEO POWER SUITE

L’obiettivoéverificare per quali keywordéposizionato il sito. Potete utilizzare il tool della SEO Power suite: Rank Tracker. Vi chiederà subito l’url del sito da analizzare. Supponiamo di lavorare per la sony Italia:

Rank Tracker 1 SEO Power Suite

Dopo di che andrete a inserire su quali motori di ricerca intraprendere l’analisi di posizionamento. I motori sono suddivisi anche per Paesi con la possibilità di richiedere aggiunte! More…

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Business model: un metodo rapido per testare la vostra idea di business

12 Apr , 2013  

Il testo di riferitmento è: Business Model CanvasCreare Modelli di Business In poche pagine tutti gli steps da seguire per mettere su lavagna l’idea e verificare la sua realizzabilità.

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Appunti di marketing – linee guida per la creazione di un brand 13parte – Packaging

25 Mar , 2013  

PACKAGING. ELEMENTI DA CONSIDERARE PER IL SUO REALIZZO

<Steiner> La presentazione di un prodottoéun problema più complesso di quanto sembra. La critica o il giudizio sull’estetica di un astuccio, di una scatola o di un imballo, non può essere utile e producente se non tiene conto delle diverse esigenze che la confezione deve soddisfare.

<keller>

identificare in brand

comunicare informazioni descrittive e persuasive

agevolare il trasporto e la protezione del prodotto

semplificarne la sistemazione presso il domicilio del consumatore

facilitare il consumo del prodotto

 

L’imballaggioél’involucro, l’esterno (l’uovo), il contenitore di un prodotto, ma neéanche la protezione (buccia, guscio). Deve inoltre essere classificabile, leggibile, identificandosi con il contenuto. L’azione pubblicitaria dell’imballaggioéimmediata e può determinare a noi una sensazione positiva e stimolante, un messaggio, con tutte le implicazioni e responsabilità che da esso derivano.

 

<Steiner> Tre sono gli elementi da considerare per un progetto di imballaggio:

a)     tema

b)     forma

c)     industrializzazione

 

Occorre una conoscenza del prodotto quindi capire il tema: di cosa dobbiamo parlare. A tal fine il briefing ciédi aiuto. Lo scopo dell’imballaggioéquello di facilitare al consumatore l’utilizzo del prodotto. Il colore deve essere in funzione della destinazione (es. nero=lusso, verde=verdure) e della sensibilità del destinatario per non incorrere in risultati psicologici negativi, dall’altro deve servire alla manipolazione nelle varie fasi di fabbricazione del prodotto (processi produttivi). Ancora, il colore deve considerare l’uso diurno e notturno.

Ancora Steiner evidenzia una serie di voci che possono guidare il designer nello sviluppo di una proposta di imballo:

aspetto fisico del prodotto, protezione, aderenza al prodotto, uso da parte del personale di vendita, forma, trasportabilità, distribuzione, facilità d’uso per i consumatori, aspetti economici, mezzo d’acquisto, possibilità di esposizione, dimensioni, concorrenza, identificazione, informazione (scritte)colore, considerazioni tecniche.

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Appunti di marketing: linee guida per la creazione di un brand – il manuale di Corporate Identity – parte 12

24 Mar , 2013  

come-creare-un-brand

DISEGNARE IL BRAND: LOGOTIPO E LETTERING

RETICOLO GRAFICO

Il reticolo grafico è uno strumento utile per la creazione di loghi. Riguarda la  quadrettatura di un foglio di carta completamente bianco. La quadrettatura di una superficie è la più semplice e elementare strutturazione modulata: divide lo spazio bidimensionale in parti uguali e da la possibilità  di occuparlo in molti modi diversi appoggiando le forme scelte per il logo alle linee di modulazione.   Si consiglia di iniziare con il scegliere delle forme elementari ossia: cerchio, quadrato e triangolo. L’idea è di spostare questi elementi della composizione sul reticolo grafico e infine, trovato l’equilibrio visivo, si fissano.<Munari>

<Frutiger> Per superare l’ansia che può venire contemplando un foglio bianco, è utile dividerne la superficie con una griglia sulla quale costruire un segno.

STRUTTURA MODULARE

La struttura modulare riguarda l’uso di forme elementari al cui interno iscrivere il logo e il lettering. Es. Tra le forme elementari scelgo il quadrato. Questo diventa la mia unità  di misura. Il logo e il lettering deve essere iscritto all’interno di questo quadrato o più quadrati ma importante della stessa dimensione. In questo modo logo e lettering daranno un senso di proporzionalità .

<Noorda> Per la segnaletica della metropolitana di New York ho sviluppato un sistema partendo da moduli quadrati della misura di un piede, che potevano aumentare proporzionalmente. Con questo principio ho potuto fare tutto con grande precisione, e inserire le informazioni necessarie all’interno degli ingombri, fissando anche le grandezze dei caratteri.

<Munari> Non pensate prima di fare. Non cercate di farvi venire un’idea per fare la composizione. Spesso un’idea preconcetta mette in difficoltà  l’operatore. Bisogna solo esplorare le possibilità  dello spazio modulato conoscere che tipi di forme nascono dalla modulazione quadrata e come si collegano. Non pensare prima vuol dire lasciare fuori la ragione e usare l’intuizione, cominciare a disporre a caso le forme, raggruppare, dividere, cambiare, raggruppare, spostare, ruotare, girare il foglio, cambiare, finché la composizione stessa delle forme che lentamente hanno preso consistenza può suggerire il modo di finire la composizione. Si capirà  così il reticolo quadrato e che cosa può dare, sempre per la famosa faccenda che ogni strumento ha la sua resa ottima, spontanea, naturale, dalla quale nascono forme logiche che danno una soddisfazione visiva come le cose non forzate, non faticate, semplici e naturali.

<Noorda> 1972: modernizzazione del logo Eni: cane a sei zampe. Il logo era sempre stato utilizzato troppo liberamente su fondi diversi e applicato in modo spontaneo dai diversi gestori degli impianti. Bisognava far ordine e trasformare quel disegno in un marchio vero e proprio. Creare una gabbia strutturale e un codice cromatico ben preciso. La mia proposta fu di inserire il cane all’interno di un quadrato di colore giallo con gli angoli smussati, una struttura modulare da utilizzare per le insegne. L’ho praticamente tagliato in due con le forbici, ho avvicinato le due parti, ho spostato qualche gamba e ho modificato l’inclinazione di qualche grado verso il basso, per renderlo più stabile. Dopo aver affrontato il problema del marchio bisogna passare al logotipo e alla possibilità di ideare un carattere tipografico istituzionale (font). Il carattere tipografico scelto fu Standard Bold, modificato e reso più personale, più aderente cioè al contesto, con l’inserimento di una sottile linea bianca inscritta all’interno di ogni singola lettera, così da evocare l’idea della strada con le due diverse corsie della riga bianca. Ultima fase la creazione dell’immagine coordinata ossia l’applicazione del marchio a tutti gli strumenti di comunicazione.

QUALE FONT UTILIZZARE?

La ricerca dei caratteri tipografici deve portare a una scelta di leggibilità , perciò è meglio attingere a famiglie di caratteri già  affermati e riconosciuti. Questa è una cosa che i giovani devono capire: bisogna prima conoscere, e poi cercare la propria libertà  <Noorda> A tal fine: libro dei font o la cartella font del computer.

L’IMPORTANZA DEL SEGNO NELLA CREAZIONE DI UN MARCHIO

Ogni disegno è fatto da segni e si può dire che è il segno che sensibilizza il disegno. Prendiamo in considerazione il segno prima del disegno. Sensibilizzare il segno significa dare una caratteristica grafica visibile per cui il segno si smaterializza come segno volgare, comune, e assume una sua personalità . Come si può quindi personalizzare un segno? Usando strumenti diversi su carta o superfici diverse. Un segno fatto con il tiralinee è freddo e meccanico, fatto a mano con una penna a sfera lo è già meno. Considerandosi il designer completamente libero di usare materie e strumenti alla ricerca della sensibilizzazione del segno, egli può costruirsi tutto un campionario di possibilità  che potrà  usare al momento opportuno.<Munari>

REGOLA DELLA PROPORZIONALITÀ’ di Steiner: le fotografie ed altre illustrazioni nei libri sono generalmente di misure e proporzioni varianti. Quando coincidono con altre dimensioni delle aree del testo, esse si conformeranno automaticamente alla struttura del layout. Quando differiscono dalle proporzioni delle aree del testo, entrerà  in gioco il principio di rapporti in composizione, misure, ecc.

QUALI COLORI UTILIZZARE

Il nostro occhio percepisce 6 colori primari: blu, giallo, rosso, verde, nero e bianco, ma la mente umana li interpreta in modo differente. Ad un’interpretazione profondamente radicata nella nostra storia biologica si aggiungono valori culturali, differenti a seconda di epoche e provenienza. Nella comunicazione, non solo aziendale, i colori hanno comunque delle valenze ben definite e trasmettono emozioni e messaggi chiari.

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