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Il mondo secondo me

Fake news, svelati i segreti delle bufale online

31 Lug , 2018  

Svelati i segreti delle bufale online. A parlare è stato Alvaro Porfido, professione studente e guru delle fake news italiane. In ambito hoax ha scritto su: giomale, fattoquotidaino.it, corrieredellanotte, e per un breve periodo sul ilmattoquotidiano. Si definisce un ragazzo sincero.

Oggi parliamo di HOAX ossia in Internet, una notizia del tutto priva di fondamento diffusa per burla, in genere con l’intento di creare allarme cit. Wikipedia. Diamo spazio all’intervista con Alvaro per capire e comprendere meglio questo fenomeno che oggi è salito alla ribalta: le fake news.

Sono un ragazzo sincero.  cit. Alvaro Porfido

HOAX: IL MONDO DELLE BUFALE ONLINE

Bufale online, perché crearle. Qual è l’obiettivo?

Quando ho cominciato io, nel 2015, l’obiettivo era inizialmente divertirsi giocando a cavallo di quella sottile linea di confine che separa il vero dal falso. All’epoca il dibattito sulle fake news non esisteva, facebook era un posto molto più semplice. Lo scopo ultimo era viralizzare un’assurdità palese. Poi è arrivato il clickbaiting e quindi anche un po’ di guadagno che non ha mai toccato cifre esagerate come qualcuno può credere. Non c’è mai stato l’intento da parte mia di promuovere qualcosa o qualcuno, quanto suscitare una riflessione amara sulla qualità dell’informazione online. Oggi il dibattito è andato molto avanti e probabilmente anche questa motivazione appare, in molti casi, totalmente superata.

 

Quanto il web è oggi utile per creare e diffondere le fake news?

Più che il web è utile la piattaforma social che permette una continua interazione fra gli utenti favorendo la viralità della notizia.

 

Un esempio di fake news che hai seguito e quanto è stato utile il web per la sua diffusione.

Praticamente tutte quelle che ho scritto erano destinate, per forza di cose, al web. Ci fu un caso molto significativo che può spiegare come la viralità possa prender piede in qualsiasi modo: nel 2016, scrissi un articolo riguardo il ritrovamento di corpi alieni a Firenze, la foto a corredo del pezzo era una vecchia immagine di X-Files. Un utente cominciò a spammare quella “notizia” su diversi gruppi facebook dedicati al tema extraterrestre. Da qui, la notizia si diffuse rapidamente un po’ dappertutto. Pur essendo gruppi frequentati da gente che, almeno in parte, si diceva esperta, la bufala prese il sopravvento. C’è come un’ironia mista a fede religiosa nella condivisione compulsiva: non ho la certezza ma potrebbe essere vero.

 

Offline si fa qualcosa, quando si decide di creare una bufala?

Offline non si fa molto, al massimo si pensa e ci si interroga su cosa potrebbe funzionare o meno. Si legge e ci si informa online, a volte non sempre ciò che è virale in rete lo è anche al di fuori.

 

COME NASCE UNA FAKE NEWS

 

Come si decide il soggetto da “colpire”?

Nel mio caso, non posso parlare di colpire qualcuno e l’uso di questo termine sottolinea quello che dicevo all’inizio dell’intervista, ossia il radicale cambiamento di senso attribuito all’espressione “fake news” che da semplice notizia inventata, goliardica, al limite del surreale, ha finito per indicare uno strutturato impianto politico-propagandistico teso a screditare l’avversario. Questa seconda definizione non mi appartiene. Se mi stai chiedendo, invece, come facevo a scegliere l’argomento dei miei testi, beh, lavoravo sull’attualità, sul grottesco e sul paranormale. La viralità è sempre dietro l’angolo. Una volta scrissi che un imprenditore cercava tester di materassi per 3000 euro al mese, qualcuno voleva mandarci i cv.

 

Come si scrive una fake news: cosa non va tralasciato e qual è la struttura di una fake news di successo?

Di solito deve essere non più lunga di 300 parole, con un titolo e un’immagine accattivante. Questi ultimi due elementi sono comuni anche a gran parte del giornalismo italiano attuale, soprattutto quello online. La fake news, quindi, si insinua in una narrativa già tracciata da altri confondendosi in essa. Io ho sempre lasciato dei marker interni al testo che permettessero al lettore di scovare l’inganno, ad esempio mi autocitavo nel pezzo come esperto, professore, pescatore, deputato a seconda delle esigenze oppure utilizzavo nomi ridicoli (Alvaro Vizali, Norris Chuck, Gianni Tadduormi etc). La struttura del testo è molto semplice: si parte con un antefatto che descrive la situazione, si lascia il campo alle dichiarazioni del presunto protagonista della vicenda, se c’è bisogno si aggiungono anche le dichiarazioni di qualcun altro che ribatte a quelle del protagonista o le rinforza, si conclude lasciando uno spazio aperto che fa intravedere un seguito o uno sviluppo possibile: “staremo a vedere” era uno dei miei finali preferiti.

 

Come si diffonde una fake news?

Come dicevo prima, uno dei metodi è farla girare su gruppi facebook che riguardano il tema trattato. Ovviamente l’utenza è fondamentale, ottime, per esempio, sono le pagine buongiorniste che alternano un aforisma e un’immagine macro KAFFèèè, ove l’utenza si muove in maniera spensierata e tende a usare il social per inerzia, postando tutto o quasi quello che gli capita a tiro. Il motore primo per la diffusione, non di rado, è l’inconsapevolezza dell’utente. Poi, almeno nel nostro caso, una fetta di persone condivideva i nostri articoli per farsi due risate o trollare altri utenti più sprovveduti, d’altronde la matrice di “presa per il culo” era intrinseca nei nostri testi un po’ ovunque, dal nome dei siti che facevano il verso ai grandi quotidiani nazionali fino ad arrivare al contenuto stesso delle “notizie”.

 

Una volta che la fake news è diventata virale, si svela la verità?

Molto spesso una fake new di grande viralità viene svelata, soprattutto ora che il tema è trattato ovunque. Ma anni fa nessuno o quasi prestava attenzione alla questione, tutto era lasciato correre. Oggi il debunking ha una forte presa e sono in tanti, me compreso, che nel mare magnum di disinformazione e misinformazione, tante volte praticata direttamente dagli organi di stampa tradizionali, si affidano al fact-checking. Ovviamente, anche questo, deve essere fatto nel miglior modo possibile, altrimenti si finisce per inquinare ulteriormente il dibattito. Se c’è stata un’evoluzione della fake news, c’è stata un’evoluzione anche del debunking che si è fatto sempre più approfondito, interessato a capire i meccanismi di viralità, i motivi dell’autore etc., generando in molti casi delle vere e proprie inchieste. Debunkare, oggi, “la patente ritirata a 60 anni”, o “il ritorno della leva militare obbligatoria”, leggende che girano su web da tempo immemore, ha poco senso e anzi finisce per polarizzare ancora di più quella fetta di utenza “intelligente” che, specularmente al classico boccalone buongiornista social, dirà continuamente “MA VERAMENTE ESISTE GENTE KE ANCORA CI CREDE?1!!1”. Si tratta di un compito più delicato di quanto si possa credere, soprattutto quando il sito è molto seguito e deve necessariamente avere i tempi e modi giusti per coinvolgere i nuovi arrivati.

 

QUALI I RISCHI DI CHI OPERA IN AMBITO HOAX

 

Quali sono i rischi di chi opera in ambito hoax?

I rischi sono i soliti. Se fai diffamazione, allarmismo, incitazione all’odio razziale e via dicendo, rischi ovviamente sanzioni legali.

 

Debunking: le fakenews hanno le ore contate?

Purtroppo credo di no, il falso esiste da sempre ed esisterà sempre, oggi è solo cambiato il modo di diffusione e di conseguenza il modo di percepirlo e tentare di arginarlo. Il debunking serve ma non è la soluzione finale, piuttosto credo che questo stia, in molti casi, sostituendo il giornalismo, spesso invischiato in esagerate dinamiche di clickbaiting e sensazionalismo.

 

 

Si chiude così l’intervista con il guru delle fake news Alvaro Porfido. Molti spunti interessanti per comprendere un argomento che dimostra le sue regole ben precise, le fake news.

E’ cosa per professionisti, questo è indubbio!

Abbiamo visto come gli obiettivi possono essere i più svariati possibili ma il fine è sempre quello di rendere il più possibile nota una notizia, vera o falsa che sia. Una bufala, se ben congeniata, ha la capacità online di diventare virale e influenzare l’opinione delle persone. Abbiamo parlato molte volte in questo blog del tema della Social Network Analysis ossia, la scienza che studia cosa succede all’interno delle reti sociali e di come si possa andare a influenzare l’opinione degli abitanti della rete. Il fenomeno fake news è una modalità per influenzare o per spostare l’attenzione da un tema ad un altro.

 

Se sei interessato ad apprendere tutte le tecniche per trovare gli influenzatori online, leggi: Manuale di Social Network Analysis

La celebrità è un po’ il sogno di tutti i comunicatori. Oggi si trovano a dover combattere in un mare magnum di media intasati da qualsivoglia informazione e disinformazione. Emergere in questa confusione non è affatto semplice e chi riesce, ha capito come diventare interessante al lettore. Alvaro ha sicuramente scardinato il sistema. Grazie Alvaro per il tempo che ci hai dedicato!

 

 

In sintesi
Fake news, svelati i segreti delle bufale online
Titolo
Fake news, svelati i segreti delle bufale online
Descrizione
Fake news, svelati i segreti delle bufale online. Parla il guru delle bufale italiana. Scopri tutti i segreti per rendere la notizia virale.
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