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Appunti di marketing – linee guida per la creazione di un brand 11parte – Come costruire il manuale di Corporate Identity

23 Mar , 2013  

DA DOVE PARTIRE QUANDO SI DISEGNA UN MARCHIO?

Bisogna partire dal target che utilizzerà il marchio. Ci possono essere molti target. Torna utlie il briefing.

Quando si disegna un marchio e non si sa qual è la sua destinazione, il suo uso, si comincia a commettere già un certo tipo di errore. <Steiner>

Un’immagine coordinata per una casa farmaceutica non può essere uguale all’immagine coordinata per un’impresa di trasporti aerei: le due destinazioni sono diverse, i punti di vendita diversi pur essendo entrambi servizi pubblici.<Steiner>

Il marchio Pierrel derivato da una croce greca è stato studiato ai fini di una utilizzazione polimorfa per qualunque dimensione, qualsiasi fosse il materiale destinato a portarlo impresso: automobile, furgoncino, fiala, scatola.<Steiner>

Quando mi fu chiesto di fare una proposta di immagine coordinata del collegio a Urbino, la subordinai a quelle che erano le necessità del target. Ho cominciato quindi a ricercare i simboli tradizionali di Urbino per vedere quali erano quelli che potevano servire ad una identificazione del collegio.<Steiner>

Il contenuto è la conoscenza specifica dell’oggetto che deve essere visualizzato sino a una sintesi così evidente che, ridotta nei termini del segno speciale, quindi termini minimi, sia immediatamente percepibile e chiara. C’è una notevole quantità di segni, ma c’è sempre un bassissimo livello estetico.<Steiner>

 

COME EVITARE IL CAOS NELLA COMUNICAZIONE VISIVA

Il caos è dato spesso dall’uso costante e simultaneo di tutte le possibilità comunicative, sia per fretta che per ignoranza: per la fretta di fare subito qualcosa che altri potrebbero fare a nostro danno, per impadronirsi subito in qualunque modo, di un mezzo di comunicazione, e per l’ignoranza di tutte le possibilità che le fretta non ci dà modo di conoscere. E dall’uso simultaneo e costante di tutte le possibilità nasce anche da parte dei fruitori, un monotono senso disturbo psicologico che porta spesso a gravi conseguenze. C’è molto lavoro da fare per togliere, invece di aggiungere. Togliere il superfluo per dare un’informazione esatta, invece che aggiungere e complicare l’informazione. <Munari>

J Osservare a lungo, capire profondamente, fare in un attimo. <Munari>

QUALI SONO GLI ELEMENTI DELLA COMUNICAZIONE VISIVA?

Sono due i componenti: l’informazione e il supporto.

Un supporto esatto vuol dire che è stato controllato sia come codice visivo che come mezzo materiale. Supporti per la comunicazione visiva sono quindi il segno, il colore, la luce, il movimento che dovranno essere usati in base a chi dovrà ricevere il messaggio (target). Si dovrà quindi di volta in volta studiare secondo il tipo di informazione che si vuole trasmettere, studiare quale tipo di supporto è più adatto a trasmetterla nel modo più completo. Vanno tenuti in considerazione il tipo di ricevitore e le sue condizioni fisiologiche e sensoriali le quali, agendo da filtri, lasciano passare o no l’informazione. Es. con i bambini bisogna essere molto semplici

SCEGLIERE IL NOME DI UN BRAND

<Daniela Bassetto>

Importante è che il nome soprattutto se di fantasia sia prima di tutto breve, così da essere facilmente ricordato. Al massimo due o tre sillabe. Di più potrebbe essere controproducente. Sono da evitare i suoni duri e aspri e i gruppi di consonanti come “szr” difficili da pronunciare.

Ecco quattro semplici steps che possono aiutare a trovare il nome giusti

1 step: Il concepimento del nome inizia con il brain storming: un gruppo di creativi si riunisce attorno ad un tavolo lanciando proposte in totale libertà. Nessuna di esse viene scartata, nemmeno la più strampalata, perché proprio da questa potrebbe scaturire, per associazione di idee il nome vincente. Da una singola sessione di brain storming possono venire migliaia di nomi diversi: la maggior parte di questi, anche l’80% viene eliminato subito.

2step: Sui rimanenti nomi si effettua un accurato controllo per verificarne la disponibilità dal punto di vista legale, così da non scegliere nomi già registrati da altri o nomi non registrabili. Da verificare attentamente anche la disponibilità del dominio internet.

3step: Verificare il significato del nome prescelto nelle lingue dei paesi dove verrà commercializzato. I nomi apparentemente innoqui possono infatti nascondere trappole infernali. Nemmeno l’uso di certi numeri mette al riparo da amare sorprese. Es. in certe zone dell’Oriente il 4 porta sfortuna.

4step: Esaurite le verifiche linguistiche e culturali, i nomi che restano in lizza per il nuovo marchio sono di solito meno di 10.  A questo punto vengono presentati al cliente, e verranno effettuati test per verificarne l’efficacia presso il pubblico. Il risultato di queste verifiche decreterà il vincitore.

 

Cambiare un nome di successo è ben più impegnativo. I pochi che fino ad oggi l’hanno fatto, si sono assunti grossi rischi e hanno dovuto investire cifre consistenti per far entrare il nuovo marchio nelle grazie del consumatore.

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